[¯|¯] Spin newtorks e Loop Quantum Gravity

mercoledì, Marzo 27th, 2019

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Avevamo scritto:

Un'altra domanda, forse più impegnativa è: «Quali sono le conseguenze a livello di paradigma MWI (configurazione a più mondi)?». Possibile risposta: l'unico effetto può realizzarsi forzando il collasso della funzione d'onda dei quantum bit che compongono la rete. In tal modo, il bit cancellato viene in realtà salvato in una copia della rete di spin. In altri termini, il collasso di un quantum bit è un processo di clonazione della rete medesima. La rete-clone determinerà a sua volta un 4-spazio pseudoeuclideo che implementa un nuovo universo. Dal momento che esiste un'infinità non numerabile di quantum bit, avremo un'infinità altrettanto non numerabile di universi paralleli convoluti in unico multiverso. Il problema che si apre è: «Come si può forzare il collasso della funzione d'onda?» Tentativo di risposta: in meccanica quantistica il collasso della funzione d'onda avviene attraverso un'operazione di misura da parte di un osservatore cosciente. Nel caso di uno spin network, è ovvio che nessuno osserva tale sistema. Siamo quindi costretti ad asserire che il predetto sistema si auto-osserva, facendo così collassare la funzione d'onda dei singoli quantum bit.

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[¯|¯] Spin newtorks e spazi di Hilbert

mercoledì, Marzo 27th, 2019

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Rappresentare gli spin networks di Penrose attraverso quell'oggetto topologico denominato grafo potrebbe essere fuorviante, in quanto si è automaticamente indotti a congetturare l'esistenza di uno spazio di background. Al contrario, lo scopo delle reti di spin consiste proprio nello svincolarsi da uno spazio di sfondo, in accordo con il principio di Mach. Rammentiamo incidentalmente, che la prima "avvisaglia" dell'assenza oggettiva del predetto spazio, proviene dalla Relatività Generale elaborata da A. Einstein nel 1916. Infatti, nacque un sodalizio tra Einstein e Mach proprio in relazione alle proprietà dello spazio. In sostanza, Mach sosteneva che l'inerzia altro non è che l'azione gravitazionale dei "corpi lontani" (che Mach chiamava "stelle lontane"). In parole povere, per Mach non esiste uno "spazio contenitore della materia", ma è l'interazione tra "parti di materia" che determina le proprietà dello spazio. Da qui la metafora einsteiniana del marmo pregiato (primo membro delle equazioni di Einstein, ovvero la geometria dello spaziotempo) e del legno rozzo (materia).

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