[¯|¯] Il concetto di "Adesso" per il fisico Julian Barbour

sabato, Marzo 17th, 2018

Julian Barbour,la fine del tempo
Fig. 1

La fig. 1 mostra il moto di una freccia scoccata da un arco. Nel tentativo di negare l'esistenza oggettiva di un "tempo che scorre", Barbour asserisce nel suo libro che non esiste una sola freccia, ma tante (infinite) frecce quanti sono gli istanti di tempo compresi tra l'inizio e la fine del moto (quando la freccia colpisce il bersaglio, o comunque termina il suo moto). In altre parole, ogni istante è come se fosse congelato in ciò che Barbour denota "Adesso". È chiaro che gli "Adesso" sono intrinsecamente atemporali, e la diversità tra un Adesso e un altro (successivo o antecedente) determina l'ammontare del "tempo" tra i due "Adesso" considerati. Abbiamo, quindi, un intervallo temporale, ma si tratta di una illusione o meglio, di un artefatto della natura. Da questo punto di vista, il pensiero di Barbour collima con quello del famoso logico Kurt Gödel, secondo cui il Tempo è un "modo" tipicamente umano di percepire l'universo.

Anziché considerare una freccia, possiamo concentrare la nostra attenzione su qualcosa di molto più semplice e che può essere generato via software: il moto ideale di una pallina lungo una retta. La seguente animazione grafica.

La pallina si muove di moto uniformemente accelerato. È chiaro che per ragioni di spazio, il moto termina per poi ricominciare (loop). In realtà, la pallina dovrebbe muoversi indefinitamente lungo l'asse assegnato. Ma tutto questo non ha importanza per le nostre considerazioni. Infatti, qui non c'è alcuna pallina che si muove, ma semplicemente sono stati generati N "fotogrammi" ciascuno dei quali contiene una pallina rossa in una determinata posizione. La rapida successione dei fotogrammi genera l'illusione del movimento. Ricapitolando: non c'è alcuna pallina in movimento, ma N palline FERME.
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[¯|¯] Deplatonizzando Eternamente

lunedì, Marzo 12th, 2018


Per il fisico Julian Barbour l'arena definitiva dove si realizzano gli eventi fisici non è lo spaziotempo, ma Platonia, un ente topologico atemporale derivante da una interpretazione non ortodossa della celebre equazione di Wheeler-DeWitt.

Nel bestseller La fine del tempo, Barbour propone un esempio suggestivo su una sua gatta (Lucy), come possiamo leggere dalle seguenti pagine:

julian barbour,la fine del tempo,equazione di wheeler de witt

julian barbour,la fine del tempo

In sostanza, noi percepiamo l'evoluzione temporale di un assegnato ente fisico, quando in realtà tale ente (che è "allocato" in Platonia), "evolve" in tale spazio delle configurazioni (atemporale). Utilizzando la metafora informatica, Platonia è una sorta di enorme hard disk, dove è codificata l'informazione relativa agli enti fisici che noi percepiamo come "oggetti" nell'arena spaziotemporale.

La creazione dell'universo sembrerebbe, dunque, essere un processo di "deplatonizzazione", nel senso che gli "oggetti" da pura informazione, acquisiscono materia/energia e quindi, spazio e tempo. Lo spaziotempo rappresenterebbe in tal modo, una sorta di "specchio" in cui l'universo osserva se stesso.