» Steve Jobs: hacker o planner?

Ottobre 6th, 2011 | by Marcello Colozzo |

hackers"

La forza di Steve Jobs risiedeva nell'essere un planner.

Ma chi erano i planner?

Ecco cosa dice Steven Levy, autore di Hackers. Gli eroi della rivoluzione informatica.

Delle facce nuove e certi emergenti attività in campo informatico assicuravano che la cultura hacker al MIT non avrebbe solo avuto una prosecuzione, ma che sarebbe rifiorita e sviluppata più che mai. Le nuove facce erano di hacker incredibilmente audaci, destinati a diventare leggende viventi tramandate di bocca in bocca. Ma la molla che avrebbe permesso a questa gente di interpretare il loro ruolo da grandi hacker era già in tensione, spinta da persone i cui nomi sarebbero diventati noti come mezzi più convenzionali: tesi, premi accademici e in qualche caso la notorietà all'interno della comunità scientifica.
Questi individui erano i planner. Tra loro si annovereravano scienziati che occasionalmente si dedicavano all'hackeraggio - Jack Dennis, McCarthy, Minsky - ma che in ultima analisi erano più interessati dagli scopi dell'informatica che dediti all'elaborazione vera e propria.

[...]

Tra i planner, alcuni prefiguravano il giorno in cui computer dotati di intellegenza artificiale avrebbero alleggerito l'uomo dalla fatica mentale, allo stesso modo in cui le macchine industriali già lo avevano parzialmente affiancato dal giogo di quella fisica. McCarthy e Minsky erano l'avanguardia di questa scuola di pensiero, ed entrambi avevano partecipato nel 1956 alla conferenza della Dartmouth che aveva creato una fondazione per la ricerca in questo campo. L'attività di McCarthy con il linguaggio d'alto livello Lisp era indirizzata verso questa meta, ed era sufficientemente avvincente per stimolare hacker come Slug Russel, Peter Deutsch, Peter Samson e altri a lavorare in Lisp.

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