Dalla Coscienza ai buchi neri. Dissertazione sul significato di "realtà"

Luglio 21st, 2022 | by Marcello Colozzo |

Dalla Coscienza ai buchi neri. Dissertazione sul significato di


È online la nuova edizione del saggio Dalla Coscienza ai Buchi Neri: Dissertazione sul significato di "realtà" del fisico teorico Diego Marin.

L'edizione aggiornata è corredata da una mia prefazione che può essere letta in PDF. Di seguito il testo:

"[...] per i gatti tutto `e semplicemente com'è [...]"
Charles Bukowski

Per noi occidentali, l'aforisma del celebre scrittore statunitense è interpretabile alla stregua di una triviale tautologia. Al contrario, per gli orientali e in particolare per gli adepti Zen, esprime una "percezione diretta" di ciò che chiamiamo "realtà" in quanto non necessita del filtro dell'elaborazione cognitiva. Tradotto in termini più semplici è il famoso qui ed ora, caratteristica essenziale dell'approccio orientale finalizzato a un'esperienza meditativa, dalle inevitabili ricadute nella vita quotidiana.

Per converso, la domanda: «che cos'è la "realtà"?» rimane priva di risposta o magari, è semplicemente mal posta, nel senso che il termine medesimo sembrerebbe essere privo di significato. Incidentalmente, sono stati versati fiumi d'inchiostro nel vano tentativo di rispondere a tale angosciosa e fondamentale questione. In suo saggio (La visione scientifica del mondo. Laterza, 2009), Bertrand Russell non tenta di decifrare l'enigma, in quanto evidente fatica di Sisifo che conduce a una ineludibile circolarità, ma espone con assoluta e originale chiarezza i limiti del metodo scientifico finalizzato alla ricostruzione dello scheletro causale dell'universo e non alla ricerca di risposte a questioni filosofiche. Al contempo, sembra impossibile svincolarsi dalle ricadute epistemologiche della scienza, in particolare della fisica. In un paradigma differente, i filosofi ionici interpretavano il processo cognitivo in modalità autoreferenziale, attraverso la massima La conoscenza per amore della conoscenza.

La nascita del metodo scientifico (Galilei) con la complicità del dualismo cartesiano, innescò una drammatica attenuazione del "discorso filosofico" spostando il focus dell'approccio scientifico sugli aspetti puramente utilitaristici. Un esempio canonico è offerto da quel ramo della fisica noto come termodinamica, che si sviluppò proprio in vista della realizzazione delle macchine termiche che caratterizzarono la Rivoluzione industriale. La separazione scienza-filosofia continuò indisturbata fino alla seconda guerra mondiale, convergendo verso l'elusione definitiva del discorso filosofico, come ha recentemente osservato lo storico della fisica David Kaiser (Come gli hippie hanno salvato la fisica. Castelvecchi, 2016. Il risultato finale è sotto i nostri occhi: una Big Science orientata esclusivamente a soluzioni ipertecnologiche nonché al profitto.

Diego Marin, da buon fisico teorico, riesce ad esporre in un modo oseremo dire magistrale, la spinosa questione della natura della realtà. Non a caso, il sottotitolo di questo voluminoso libro è Dissertazione sul significato di "realtà". Il titolo, invece, rovescia il paradigma corrente secondo cui la coscienza sarebbe un triviale epifenomeno della materia. Di contro, le implicazioni epistemologiche della meccanica quantistica sembrerebbero suggerire il contrario (la materia quale "sottoprodotto" della coscienza). Una Coscienza «grande» quanto l'universo e che Marin cerca di catturare matematicamente in un Campo di ordinamento (nel paradigma di AFT: Arrangement Field Theory). Queste argomentazioni sono corroborate dal noto aforisma del fisico e premio nobel Erwin Schrödinger (La mia visione del mondo. Garzanti, 1987): La coscienza è l'unico teatro in cui si rappresenta tutto quanto avviene nell'universo; il recipiente che contiene tutto e al di fuori del quale non esiste nulla. L'allusione a un recipiente/contenitore è emblematica poiché in AFT non esiste uno spazio ambiente, ma sono le relazioni tra "oggetti" (che Marin chiama grani o atomi di spazio) che determinano lo spazio medesimo.

Ma la vera indagine proposta dall'Autore sulla natura della realtà, inizia con un racconto breve (Le creature di Kaha) che richiama lo stile visionario dello scrittore Philip K. Dick che tra l'altro, congetturò nel 1977 l'esistenza di una Matrix ovvero di una simulazione in cui noi tutti siamo immersi in modo da poter vivere l'illusione di un'esistenza. L'idea di Dick venne poi reinterpretata dagli sceneggiatori del famoso film MatriX.

In una tale cornice concettuale ciò che comunemente chiamiamo realtà oggettiva assume le sembianze di un inganno percettivo, come spiegato nelle sezioni 1.4 - 1.5 - 1.6 del libro, dove viene evidenziata una analogia tra AFT e la filosofia di Hume, secondo cui spazio e tempo sono processi emergenti e non enti primitivi. Rileviamo incidentalmente che la grande sfida della fisica contemporanea è l'unificazione delle quattro interazioni fondamentali (interazione elettromagnetica, nucleare debole, nucleare forte, gravitazionale). Le prime tre sono state unificate, mentre la quarta (gravitazionale) sembra essere la più irriducibile: allo stato attuale delle conoscenze non esiste una formulazione coerente ed autoconsistente della gravità quantistica. Come si espresse un noto fisico: l'«unione» della gravità con la teoria quantistica, somiglia a un matrimonio sotto la minaccia di un fucile. Quello della Fisica Teorica moderna è, dunque, un obiettivo supremo con le caratteristiche di una vera e propria pietra filosofale. Tra i vari tentativi proposti, il paradigma AFT sembra presentare una idea concettualmente semplice e quindi in linea con il principio del rasoio di Occam. Un tale "ambiente di calcolo" -- se così lo vogliamo definire -- restituisce poi una interessante reinterpretazione del famoso paradosso della misura in meccanica quantistica che come è noto, è inerente al collasso della funzione d'onda di un sistema quanto-meccanico in seguito alla misura di una osservabile (grandezza fisica inerente al sistema in istudio). Tale paradosso è insito nel tessuto ontologico della meccanica quantistica, ed ha dato luogo a violente controversie (non ancora sopite) conseguenziali ad una notevole interpretazione di John Von Neumann circa la necessità logica (Nello specifico, derivante dalla linearità dell'equazione di Schrödinger che regola l'evoluzione temporale di un sistema quantistico non relativistico) oltre che fattuale, della presenza di un osservatore senziente, l'unico in grado di far collassare la funzione d'onda in quanto capace di «leggere il proprio stato» (a differenza di un apparato di misura che è privo di capacità introspettiva). L'ontologia della meccanica quantistica ha dunque distrutto il carattere oggettivo della realtà fisica, commutandola in un'ombra fenomenologica che si propaga nel nulla. In AFT il paradosso non si risolve per la semplice ragione che non si presenta, in quanto è il campo di ordinamento medesimo in grado di compiere misure determinando il collasso della funzione d'onda. In tale ordine di idee rientra l'«autoconsapevolezza» dell'universo medesimo, attivata dai cosiddetti punti di risveglio. Più precisamente, l'evoluzione dinamica di ciò che chiamiamo "Universo" avviene nel verso della "complessità" crescente; anche se tale termine è piuttosto sfocato, ci si riferisce a una complessità per così dire, topologica. Non è da escludere una connessione inattesa con il paradigma dell'autopoiesi di Maturana-Varela come vedremo a breve. Anche il matematico e scrittore Rudy Rucker in un suo saggio (La quarta dimensione. Un viaggio guidato negli universi di ordine superiore. Adelphi. 1994) ipotizza scenari simili, asserendo che ciascuno di noi è un "occhio" attraverso cui l'universo esplora sé stesso. Troviamo davvero indovinata la locuzione "punti di risveglio": tale termine acquisisce un significato emblematico nel paradigma delle filosofie religiose dell'estremo oriente, nel senso che si riferisce manifestamente all'«illuminazione». Possiamo, dunque, congetturare una coscienza cosmica assopita, che nel corso della sua evoluzione acquisice la consapevolezza di esistere. Ciò avviene, topologicamente parlando, localmente attraverso i punti di risveglio per poi svilupparsi e propagarsi globalmente.

Anche i famosi fenomeni di Entanglement quantistico trovano in AFT una fisiologica collocazione, mediante un ingegnoso artificio topologico. E qui ci si riallaccia - anche se in un ambito differente - con la sincronicità junghiana, formulata nel secolo scorso dall'eminente psicanalista svizzero Carl Gustav Jung. Per inciso, Jung era amico di Wolfgang Pauli, uno dei fisici più creativi del Novecento (oltre che premio nobel per la fisica). I fenomeni sincronici sembrano fornire interessanti spunti di riflessione sulla genesi del fenomeno vita. Nessuno è stato in grado di rispondere alla domanda sollevata da E. Schrödinger nel 1944 attraverso le pagine del suo breve saggio (What Is Life? Cambridge University Press. 1944) intitolato Che cos'è la vita? Tra l'altro, la transizione dalla fisica alle scienze della vita, esibisce una stridente contraddizione con il secondo principio della termodinamica (o legge dell'aumento dell'entropia) che restituisce un universo intrinsecamente incapace di produrre strutture aventi la complessità di un organismo vivente. Beninteso, un organismo vivente o più nello specifico una cellula, non è un sistema termodinamicamente isolato, per cui non è applicabile il secondo principio. Tuttavia è estremamente improbabile se non assolutamente impossibile, la formazione di una struttura complessa come una cellula, invocando il solo il principio di causalità. Una risposta in tal senso venne fornita verso la fine degli anni Sessanta da due neurofisiologi cileni (Humberto Maturna e Francisco Varela), i quali ricercavano una definizione operativa di sistema vivente in ambito esclusivamente meccanicistico, senza cioè invocare enti metafisici come ad esempio, la nozione di forza vitale (Paradigma in auge verso la fine dell'Ottocento, che si contrapponeva al paradigma meccanicistico. Secondo il fisico E. Del Giudice, in quel periodo -- in ambito biologico e medico - ci fu un vero e proprio «conflitto» tra i brevettatori di molecole e i sostenitori della forza vitale. Una contrapposizione priva di significato, in quanto si tratta di due paradigmi complementari. Tuttavia è facile immaginare l'esito della diatriba.). I due studiosi riuscirono nel loro intento, ma a patto di introdurre la cosiddetta chiusura organizzativa. Per Maturana e Varela un sistema è vivente se è energicamente aperto ed organizzativamente chiuso. Quest'ultima locuzione si riferisce alla possibilità di conservare la propria identità nonostante le continue trasformazioni in seno al sistema indotte dallo scambio di energia con l'ambiente («apertura» energetica). Nella circostanza, coniarono il termine autopoiesi (dal greco creazione di sé), in quanto un sistema vivente è in grado di produrre parte di sé senza un supervisore esterno, ma utilizzando le risorse interne anche grazie all'apporto di energia prelevata dall'ambiente. Al contrario, un sistema non vivente è necessariamente allopoietico, cioè intrinsecamente incapace di produrre parte di sé. Un esempio ovvio è dato da una macchina o comunque da un sistema dinamico costituito da parti meccaniche; quest'ultimo non è in grado di produrre "parte di sé", in quanto in caso di guasto necessita di un agente esterno. A nostro avviso, il paradigma dell'autopoiesi segna un ritorno - sotto mentite spoglie - della predetta forza vitale. Inoltre, esso può essere reinterpretato in chiave termodinamica, nel senso che plausibilmente la chiusura organizzativa permette di mantenere bassi i livelli di entropia del sistema, condizione necessaria per la realizzazione del fenomeno vita. Nulla ci impedisce di estendere tale paradigma all'intero universo, quale sistema autopoietico. Tale posizione non farebbe altro che corroborare le argomentazioni precedenti sulla «autoconsapevolezza» dell'universo. Rimanendo in ambito biologico, l'autopoiesi potrebbe addirittura giustificare il processo di guarigione in tutti quei casi classificati come guarigioni spontanee e che il paradigma della medicina moderna (intrinsecamente meccanicistico) non è in grado di spiegare. Dal punto di vista della fisica, la malattia è interpretabile alla stregua di un aumento di entropia. In linea di principio, una riduzione di tale grandezza riconduce l'organismo a una condizione precedente dove la malattia non c'era. Tale argomentazione appare più chiara se si riflette in termini di «freccia del tempo» indotta dall'aumento della legge dell'entropia. La guarigione spontanea - laddove l'approccio farmacologico-molecolare fallisce - è paragonabile all'esecuzione di uno shift temporale.

Una descrizione a nostro avviso matematicamente equivalente al paradigma dell'autopoiesi
(Matematicamente implementabile attraverso la nozione di ricorsività), è rappresentato dal finalismo, introdotto dal matematico italiano Luigi Fantappiè negli anni Quaranta, a cui Marin dedica alcuni paragrafi del capitolo 3. Come già aveva notato Jung, il principio di causalità non basta da solo a spiegare la ricchezza e la complessità del mondo fenomenico e in particolare del vivente. Inoltre, i processi fisici governati dal principio di causalità sono entropici, ovvero soggetti alla legge dell'aumento dell'entropia. Al contrario, Fantappié studiando un particolare insieme di soluzioni di un'equazione che regola la propagazione ondosa, introdusse un concetto duale a quello di entropia: la sintropia, caratterizzante una inedita classe di processi fisici che anziché seguire il principio di causalità, obbediscono al principio di finalità , nel senso che essi convergono verso un unico fine nel futuro. Si noti altresì, che la dualità entropia/sintropia esibisce un'analogia rimarchevole con la dualità meccanicismo/forza vitale, esaminata più sopra. Sfortunatamente gli appunti inediti di Fantappiè sulla sintropia sono andati persi, come segnalato dal dott. Ulisse Di Corpo dello staff editoriale del journal sintropia.it.

Vediamo, dunque, che sono stati eseguiti da eminenti studiosi non pochi tentativi per raggirare la legge dell'aumento dell'entropia. In ambito esclusivamente fisico, rammentiamo i domini di coerenza proposti da Giuliano Preparata ed Emilio del Giudice, dove il termine coerenza è di chiara radice quantistica, e nello specifico si riferisce alle proprietà dei campi elettromagnetici prodotti dall'acqua dei tessuti biologici. Una distruzione della coerenza è inevitabilmente legata a una perdita di informazione e, quindi, a un aumento dell'entropia. Anche in ambito cosmologico, la legge dell'aumento dell'entropia dà luogo a un universo termodinamicamente condannato allo «spegnimento». Ciò è stato evidenziato addirittura nella letteratura fantastica, e non possiamo fare a meno di citare un famoso racconto breve ( L'ultima domanda. 1962.) di Isaac Asimov, in cui alla fine dei tempi la legge dell'aumento dell'entropia venne elusa grazie all'AC Cosmico, una sorta di Intelligenza Artificiale che governava l'evoluzione dinamica dell'universo.

In ambito chimico-fisico, citiamo i lavori di Ilya Prigogine sulle strutture dissipative, quali sistemi termodinamici lontani dall'equilibrio. In un suo saggio (Tra il tempo e l'eternità. Boringhieri) lo scienziato russo propone un ruolo creativo svolto dal tempo, non solo per quanto riguarda il destino ultimo dell'universo, ma anche per il suo inizio attraverso la sostituzione di una singolarità iniziale (big-bang) con una instabilità termodinamica.

Nel dominio della biologia e più in generale, della scienza della vita, il biologo e matematico Stuart Kauffman, ha confutato l'evoluzionismo: simulazioni in software attraverso l'implementazione ad hoc di modelli di selezione naturale finalizzati alla formazione dei cosiddetti paesaggi adattativi, sembrano confermare che la sola dispersione dei caratteri genetici in combinazione con la selezione naturale non dia luogo a una proliferazione di specie differenziate. Questa conclusione oltre a distruggere la tesi del biologo Jacques Monod (Il caso e la necessità. 1970.) costretto ad introdurre una componente random in quanto da solo il principio di causalità è intrinsecamente incapace di spiegare il fenomeno vita, conferma le argomentazioni di Jung e Pauli, circa l'esistenza di un ente psichico che guiderebbe l'evoluzione delle specie sul nostro pianeta. Citiamo un brano interessante di un saggio di Tagliagambe e Malinconico (Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche. 2011):

Secondo questa ipotesi, che si distanzia sia da Darwin che da Lamark, incontriamo qui appunto quel terzo tipo di leggi di natura, cercato che consiste nel correggere le fluttuazioni del caso tramite coincidenze, dotate di un senso o di un fine, di eventi non causalmente connessi. Mentre in questo modo il primo manifestarsi di un adattamento biologico viene concepito come non causale, da quanto si è detto non appare impossibile comprendere la permanenza ereditaria di una tale mutazione genica, una volta che essa sia per così dire "riuscita", sulla scorta di modelli fisico-chimici.

In relazione a ciò vorrei ora proporre alla discussione l'ulteriore ipotesi che questo globale manifestarsi di coincidenze significative nell'evoluzione biologica indichi la presenza di un fattore psichico che procede di pari passo con esse e che compare su un piano più alto come emozionalità, ovvero eccitazione.

Marin, al termine del suo lunghissimo percorso dalle notevoli ricadute anche in campo esoterico e nella «scienza di confine» (fenomeni paranormali), non giunge -- come c'era da aspettarsi -- a una conclusione esaustiva. Infatti, nell'ultimo capitolo scrive:

Mi rendo conto che salutarci a questo punto, nel mezzo di un fiume in piena, potrebbe apparire antipatico, ma anch'io, come voi, ho più domande che risposte.
Al contempo, egli trasmette un messaggio di speranza: Ora ho bisogno di osservare, muovermi tra gli alberi cercando nella natura stupore e meraviglia. Non sarà un'informazione razionale, archiviabile in sole parole, suoni, odori e immagini, ma l'emozione di un fiore che sboccia, o di un uovo che si rompe dall'interno, contiene più comprensione del cosmo di quanta ne possa venire dai libri di mille biblioteche. Un giorno il vento vi sussurrerà le risposte che cercate, ma prima abbiate pazienza e imparate la sua lingua, che è la stessa del mare, dei pesci, di lucertole e rane e di ogni creatura che popola la mente di Dio. A presto.
.

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