Una macchina che produce dei

Novembre 5th, 2020 | by Marcello Colozzo |

fisica dell'immortalità,macchine a stati finiti
Immagine tratta da questo sito web


Sto leggendo "La fisica dell'immortalità" del fisico teorico F. Tipler.

Sono ancora all'inizio ma mi sono fatto qualche idea... In sostanza, Tipler riprende le idee di De Chardin sul cosiddetto "punto omega", ovvero uno "configurazione di universo" fatta di pura coscienza. Tipler definisce ciò nel paradigma della fisica e più specificatamente, in quello dell'informatica teorica, asserendo che un tale ente è una "macchina a stati infiniti". Di contro, noi esseri umani e non solo (un qualunque organismo vivente dall'ameba in su), siamo secondo Tipler, "macchine a stati finiti". In un futuro molto lontano (alla fine dei tempi o meglio dell'universo) la coscienza dell'uomo si sarà talmente evoluta da "fondersi" con il "tessuto" dell'universo (fondamentalmente matematico), in modo tale da divenire una "macchina a stati infiniti". In questo modo sarà in grado di invertire l'entropia dell'universo, ricreandone un altro dalle ceneri di quello vecchio, e facendo risorgere i defunti (come sostiene Tipler).

In tale paradigma, l'universo è una macchina che produce dei (come sosteneva un noto filosofo francese, coautore del saggio "Dio e la scienza").

Leggendo il primo capitolo ho notato delle incongruenze: Tipler congettura un numero finito di stati di quella macchina computazionale che abbiamo nel cranio, in virtù del limite di Bekenstein, secondo cui in una assegnata regione dello spazio fisico, non è possibile inglobare una quantità finita di informazione. Incidentalmente, il fisico Bekenstein è noto per aver applicato la termodinamica ai buchi neri, dimostrando che l'entropia di un buco nero è proporzionale non al volume racchiuso ma alla area della superficie dell'orizzonte degli eventi. Ciò si generalizza a qualsiasi volume dello spazio fisico, rammentando poi che l'entropia è correlata all'informazione. Tuttavia, il numero di stati di un sistema in grado di inglobare una quantità finita di informazione, può benissimo essere infinito (e se lo è, non è numerabile).

Allora ne consegue cha anche homo sapiens (animali inclusi) è una macchina a stati infiniti? Secondo me si, perché il cervello animale opera in modalità analogica e non digitale come il processore di un computer. In modalità analogica l'insieme degli stati è infinito con la potenza del continuo. In ogni caso, non viene violato il limite di Bekenstein in quanto il nostro cervello può incamerare una quantità finita di informazione.

Rimango comunque affascinato da una variante delle idee di Tipler, e cioè: una "macchina" in grado di inglobare una quantità infinita esiste in un qualche ragionevole senso del termine, e si identifica con il tessuto matematico dell'universo. Dal momento che incamera una quantità infinita di informazione, dovrebbe occupare un volume infinito (in accordo con il limite di Bekenstein), ma ciò non è possibile perché l'universo pur essendo enorme, è comunque finito. L'unica possibilità che ci rimane, è che tale macchina opera "al di fuori" dello spaziotempo. E dove? Possibile risposta: negli spin networks di Penrose che come noto, costituiscono una sorta di "pre spazio". ps. Incidentalmente il cosiddetto "AC Cosmico" (molto simile alla macchina a stati infiniti di Tipler) che nel racconto "L'ultima domanda" di Asimov, "ricrea" l'universo alla fine dei tempi, opera in assenza di tempo. In altre parole, l'AC Cosmico per resettare l'entropia dell'universo, deve necessariamente incamerare una quantità infinita di informazione.

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