Oltre la prigione dello sguardo. La degeometrizzazione del reale nell'opera di Antonio De Nardis
Gennaio 14th, 2018 | by Marcello Colozzo |
Introduzione
Come è ben noto, la percezione del mondo reale avviene attraverso i sensi. La vista, in particolare, svolge un ruolo cruciale nella "costruzione" di una immagine del mondo. Attraverso un complicatissimo sistema di elaborazione, riusciamo a riprodurre nel nostro cervello uno spazio ambiente tridimensionale. Detto in altro modo, il nostro apparato cognitivo/sensitivo esegue un mapping della realtà esterna. Ciò è vitale per la nostra sopravvivenza indissolubilmente legata alla capacità di spostamento nello spazio fisico.
I matematici ci insegnano che il predetto spazio obbedisce con buona approssimazione, alla geometria euclidea. Tuttavia, alcune teorie fisiche prevedono l'esistenza di ulteriori dimensionalità. Un caso significativo - il primo nella storia della fisica - è offerto dalla teoria della Relatività Ristretta formulata da A. Einstein nel 1905, secondo cui lo spazio ambiente in cui si sviluppano i processi fisici è dotato di una quarta dimensione: il tempo. Ancora più audace è la teoria della Relatività Generale, dal momento che aggiunge la curvatura quale ulteriore ingrediente, distruggendo in tal modo il carattere euclideo dello spazio.
Nonostante ciò, la nostra percezione è "inchiodata" alla terza dimensione ed è ferma all'euclideo. Per ora è importante avere chiaro il concetto secondo cui l'ambiente macroscopico nel quale siamo immersi, è con buona approssimazione (nella scala della nostra esistenza) euclideo e tridimensionale.
Simulando la tridimensionalità: quale è la differenza tra una foto e un dipinto?
Anche se è banale, è utile osservare che la rappresentazione della terza dimensione in un piano è immediata, come illustrato nella figura:

Qui abbiamo una terna di assi cartesiani, la cui disposizione crea l'illusione di una terza dimensione spaziale, che altrimenti non comparirebbe.
A sua volta, l'immagine riprodotta da una fotocamera ingloba la terza dimensione, allo stesso modo di un disegno o di un dipinto. Esiste, tuttavia, una differenza tra una fotografia e un quadro, che va oltre la nozione di dimensionalità. Si tratta di un divergenza sostanziale in cui l'artista enfatizza l'essenziale, trascurando la banalità dei particolari "buttati" alla rinfusa che, invece, compaiono in una fotografia. Lo scopo principale di un dipinto non è la ricostruzione esatta di uno scenario, bensì la ricomposizione delle "emozioni" implicitamente contenute negli oggetti rappresentati.
La divergenza tra una fotografia e un dipinto, assume i connotati di una convergenza se l'arte fotografica viene rimpiazzata con la narrativa. Un artista e uno scrittore descrivono il reale attraverso canali percettivi differenti. Ma il risultato finale è il medesimo: suscitare emozioni.
Tags: arte, Geometria, matematica
Articoli correlati


Congettura di Riemann
Trasformata discreta di Fourier
Trasformata di Fourier nel senso delle distribuzioni
Trasformata di Fourier
Infinitesimi ed infiniti
Limiti notevoli
Punti di discontinuità
Misura di Peano Jordan
Eserciziario sugli integrali
Differenziabilità
Differenziabilità (2)
Esercizi sui limiti
Appunti sulle derivate
Studio della funzione
Esercizi sugli integrali indefiniti
Algebra lineare
Analisi Matematica 2
Analisi funzionale
Entanglement quantistico
Spazio complesso
Biliardo di Novikov
Intro alla Meccanica quantistica
Entanglement Quantistico
