I virus sono intelligenti?
Novembre 12th, 2021 | by Marcello Colozzo |
Una possibile risposta può essere realizzata dalla lettura di Gödel, Escher, Bach: un'eterna ghirlanda brillante del fisico Douglas Hofstadter, dove viene trattato il tema degli "epifenomeni" al fine di comprendere il dualismo riduzionismo/olismo. Un esempio suggestivo è offerto da un formicaio, i cui "elementi fondamentali" sono appunto, le formiche che implementano una descrizione "a basso livello" del formicaio medesimo. Tuttavia, tale sistema esibisce una descrizione a un "livello più alto", nel senso che siamo in presenza di un sistema dinamico che "elabora informazione" (in un qualche ragionevole senso del termine).
Un'altra chiave di lettura è offerta dal paradigma dell'autopoiesi di Maturana-Varela, secondo cui un virus è un sistema vivente a tutti gli effetti, in quanto sistema dinamico energicamente aperto, ma organizzativamente chiuso (nel senso che realizza la chiusura operativa: la funzione di trasferimento di tale sistema dinamico è reindirizzata all'input (ricorsività)). Più precisamente, abbiamo una "macchina molecolare" che tende a riprodursi all'infinito, sfruttando le cellule del nostro organismo. Infatti, pur essendo un sistema vivente (secondo Maturana-Varela) un virus è incapace di riprodursi se non utilizza una cellula ospite.
La domanda è: cosa spinge una macchina molecolare a riprodursi all'infinito? Cercare la risposta nel paradigma del riduzionismo conduce inevitabilmente a dei paradossi, in quanto una "volontà" è una proprietà emergente (ovvero un epifenomeno) dal comportamento collettivo di un numero straordinariamente grande di "microoggetti". Si pensi a una rete neuronale: i singoli neuroni non sono intelligenti e non hanno coscienza. Quest'ultima è un epifenomeno, almeno secondo il paradigma di Hofstadter. Assegnare una volontaà ad un virus è un evidente paradosso derivante da un'applicazione sistematica del Riduzionismo. Sia chiaro quest'ultimo funziona ed in un certo senso è il building block del metodo scientifico. Tuttavia ha dei limiti, che sono saltati fuori in seguito alla Rivoluzione quantistica. Sfortunatamente tale rivoluzione non è stata trasmessa alle scienze affini, come ad esempio, la biologia.
Un'altra possibile risposta è offerta dall'evoluzionismo darwiniano: un virus è una macchina molecolare che segue un algoritmo adattativo nel senso che alla fine sopravvive solo la variante più adatta all'ambiente. Ma tale paradigma è stato confutato dal biologo Stuart Kauffman, brillante matematico (tra l'altro!) che ha utilizzato l'algebra di boole nell'implementazione di simulazioni in software di specie in competizione Darwiniana. La selezione naturale sembra essere una condizione necessaria ma non sufficiente per la sopravvivenza del più adatto...
A tale conclusione erano giunti in modalità geniale, il fisico W. Pauli e il grande psicanalista Jung secondo cui esisterebbe in natura un "elemento psichico" che guida l'evoluzione delle specie. E ciò corrobora il pensiero Pierre Teilhard de Chardin, in linea con alcune idee di un matematico italiano degli anni 50 (Luigi Fantappiè, che introdusse la nozione di "sintropia").
Tags: intelligenza, macchine molecolari, virus
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