» Esercizi svolti di Matematica e Fisica

Il paradosso della misura e la morte epistemica dell'osservatore

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Le argomentazioni elaborate in un precedente numero suggeriscono una reinterpretazione del paradosso della misura (meccanica quantistica) nel paradigma dell'autopoiesi introdotta nel 1970 dai neurofisiologi cileni Humberto Maturana e Francisco Varela. A tale scopo, riassumiamo il ruolo svolto dall'osservatore (i.e. sperimentatore) in fisica classica/quantistica:

Nel linguaggio dell'autopoiesi, i precedenti punti si traducono efficacemente nella cosiddetta morte epistemica dell'osservatore. Infatti, in meccanica classica l'osservatore è effettivamente indipendente dalla "realtà fisica" (ambiente). Schematizzando l'osservatore attraverso un sistema fisico, si ha che quest'ultimo è energeticamente aperto giacché scambia energia con l'ambiente. Dal momento che stiamo ragionando in termini di autopoiesi, segue che è organizzativamente chiuso in quanto ha una sua individualità rispetto all'ambiente (si ricordi ad esempio, che per Maturana-Varela, una cellula è un sistema energicamente aperto ed operativamente chiuso, nel senso che esibisce una individualità nei confronti dell'ambiente). Scendendo a scale submicroscopiche, l'osservatore perde la propria individualità o meglio, la sua chiusura operativa, in quanto esercita un effetto non trascurabile sull'operazione di misura di un'osservabile quantistica. Detto in altro modo, l'osservatore è il sistema quantistico sono due aspetti diversi di uno stesso processo. Ed è chiaro che l'osservatore non può avere una propria individualità, poiché si "confonde" con il sistema in istudio. Siccome l'autopoiesi rappresenta un criterio operativo per distinguere un sistema vivente da un sistema non vivente, siamo costretti ad asserire che il paradosso della misura rappresenta la morte epistemica dell'osservatore.

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