
Il fisico russo Davydov non segue l'interpretazione di Copenaghen (e a maggior ragione, neppure l'intepretazione di Von Neumann). A pag. 59 del suo libro leggiamo:
Ne consegue che Davydov risolve in maniera alquanto frettolosa uno dei più grandi problemi interpretativi della Meccanica quantistica, noto come paradosso della misura. Come possiamo sommariamente vedere da questi miei appunti
un sistema quanto-meccanico esibisce due modalità di evoluzione temporale: una deterministica (evoluzione libera della funzione d'onda), l'altra non-deterministica, giacchè il sistema "salta" - in seguito all'operazione di misura - verso uno degli N autostati dell'osservabile che si sta misurando. A parità di condizioni iniziali, il risultato non è univocamente determinato, in quanto sono note esclusivamente le probabilità dei singoli risulati. Si noti che si tratta di probabilità "non epistemiche", cioè non derivanti da una nostra "ignoranza" circa lo stato quanto-meccanico del sistema.
Il comportamento singolare di Davydov potrebbe essere dovuto a una sorta di retaggio socio-politico dei tempi dell'Unione Sovietica.
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