
Angosciose presenze popolavano gli oscuri budelli della città vecchia, a un tiro di schioppo dai bassifondi del porto dove le prostitute cinesi svendevano il loro corpo ad abbronzati marinai, appena sbarcati da un enorme bastimento che batteva le rotte dei mari del Sud.
All’improvviso le angosciose presenze si materializzarono. Ogni corpo era infagottato da un lugubre saio somigliante a un sudario. I cappucci a stento nascondevano i volti emaciati avvolti da una barba incolta, mentre i caratteri dorati “Meccanica Quantistica” risaltavano sulle copertine rossastre dei libri che portavano sotto braccio. Appartenevano ad un ordine monastico che sottoponeva i propri adepti ad ascesi durissime alternate da intense meditazioni in cui cercavano di risolvere enigmatici koan, come il dualismo onda-corpuscolo e il paradosso del gatto di Schrödinger.
Erano i Predicatori Quantici.
L’“Illuminazione” consisteva nel trascendere lo spazio euclideo tridimensionale confluendo in uno spazio di Hilbert a infinite dimensioni.