
In un articolo precedente abbiamo accennato alla diatriba "riduzionismo vs olismo". Secondo il premio Nobel Steven Weinberg il riduzionismo è l'unico paradigma possibile per la scienza. Tuttavia, se consultiamo questo testo di Istituzioni di fisica teorica, scopriamo che nel capitolo dedicato a una introduzione alla teoria quantistica dei campi, vengono evidenziati i limiti del riduzionismo.
Nel best seller Dio e la nuova fisica, il fisico Paul Davies propone alcuni esempi suggestivi per spiegare la differenza tra riduzionismo ed olismo. Nello specifico, Davies si riferisce alla trama di un romanzo, assumendo che quest'ultimo sia stampato su carta. Il supporto cartaceo nonché le lettere dell'alfabeto in cui è scritto il romanzo medesimo, compongono una descrizione a basso livello. D'altro canto, la trama non è riducibile nè al supporto cartaceo né alle lettere dell'alfabeto che costituiscono il romanzo. Detto in altro modo, non troveremo mai la trama a quel livello. Se ad esempio, distruggiamo il libro contenente il romanzo, la trama continuerà ad "esistere" in qualche ragionevole senso del termine. In altre parole, le lettere dell'alfabeto e la trama, appartengono a differenti livelli di esistenza. Tale conclusione si presta a un'ovvia generalizzazione utilizzando una metafora informatica. Più precisamente:
- Supporto cartaceo -> Hardware
- Lettere dell'alfabeto -> Linguaggio macchina
- Trama del romanzo -> Software (linguaggio di programmazione)
La distruzione dell'hardware non implica, dunque, la distruzione del software, per la semplice ragione che hardware e software appartengono a differenti livelli di esistenza. Si noti che la dicotomia hardware/software si generalizza immediatamente a variabili del tipo cervello/mente.
A sua volta l'appartenenza a due distinti livelli di esistenza, implica che esistono processi non riducibili a "livelli inferiori". Ne consegue che il riduzionismo ha dei limiti, per cui non è un paradigma universale.