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Il Grande Contagio ovvero lo spaziotempo "devastato" dal Nulla

Maggio 24th, 2020 | by Marcello Colozzo |

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Tratto da War Machine


Durante il lockdown:

La notte di plenilunio illuminava la città decadente che fluttuava nello spazio-tempo devastato dal Nulla. Il silenzio serpeggiava per le sue strade deserte dove interi quartieri erano stati fagocitati dal Non-Essere. Calati in una dimensione aspaziale a atemporale, virtualmente irreale, erano stati sottratti alla materialità dell’immanente. Il qui e ora erano concetti sfumati. Quasi un non-senso. Mistica la notte atemporale. Regina della Non-Esistenza

Dopo il lockdown:

La città decadente venne ricostruita dal Nulla che restituì ciò che aveva sottratto. Dal Non-Essere all’Essere. I quartieri ridivennero chiassosi, essendo tornati nel pieno dell’esistenza. La città decadente, Regina dell’Esistenza e della Sofferenza, era nuovamente densa di materialità ed immanenza.

Altri brani:

Erano seduti davanti allo schermo gigante. Tino puntò il telecomando e il video partì. Nella schermata si vedeva una persona che avanzava lentamente in una galleria. Era Rudi.
«Rammenti questa scena?» chiese Veronica.
«Si» rispose Rudi.
«Ora lo sciame si materializza» disse Tino.
Lo schermo fu letteralmente invaso da uno sciame di rumorose locuste, dopodichè l’immagine sparì. Buio totale.
«Ricordo anche quell’istante…» mormorò Rudi. «Ma il resto…»
«Forse i ricordi sono sepolti nel tuo subcosciente» argomentò Adalberto che era seduto accanto a Rudi. «In seguito a un trauma violento…»
«Magari l’ipnosi potrebbe farli riemergere» osservò Tino.
«È una buona idea» assentì Adalberto.
«Scusate… Vorrei andare a riposare» fece Rudi, alzandosi all’improvviso.
«Ti accompagno» disse Veronica.
in silenzio a suo fianco. Si girò verso di lui.
«Tranquilla, non sono un fantasma» disse Rudi, sorridendo.
«È stato terribile» fece Veronica, fermandosi. «Eri sparito… Ma aggiornavi i file. Discutevi con me sulle formule. Se commettevo un errore, lo scrivevi nell’editor di TeX. Mi sembrava…»
«Sembrava?»
«Mi sembrava di parlare con un fantasma… Chissà, forse è così quando si muore…»
«Già» assentì Rudi, mettendosi le mani in tasca.
«Sai che vogliono linciarti?» riprese la ragazza. «In paese la gente è arrabbiata sul serio…»
«Me ne ha parlato Tino» rispose lentamente Rudi. «Marika ha spifferato…»
«Marika…» sospirò Veronica. «Renato non è tornato. E lei è su tutte le furie… Ti sta accusando…»
«Perché hai pensato a un’arma quantica?» chiese subito dopo.
«Sai meglio di me che io non ho progettato nulla. Era solo una speculazione… E all’improvviso sono spuntate le cavallette»
«L’avevi capito subito?»
«No. Solo dopo averle catturate con l’elettromagnete. In quel momento mi resi conto che qualcuno era passato ai fatti. Ma ormai era troppo tardi…»

***

«Non ne posso più di stare qui dentro!» sbottò Rudi, incamminandosi verso una finestra che dava sulla strada principale.
«Hai perso quattro partite» sorrise il nerd da dietro la scacchiera.
«Al diavolo tutti! Devo uscire di qui, sia pure per un attimo…»
«Anche se è notte fonda e fuori il nemico ti aspetta?»
Ma Rudi aveva già imboccato le scale.
Imperturbabile attraversò i varchi elettronici. Si avviò verso il piazzale della vecchia stazione. Lì nessuno l’avrebbe visto.
«Sapevo che prima o poi saresti uscito» disse una voce alle sue spalle.
Si voltò. Era Marika. Indossava un seducente completo nero. Gli puntò una pistola contro.
Rudi non disse nulla. Riprese a camminare.
«Fermati o sparo!» esplose la ragazza.
Rudi si fermò nuovamente. Era di spalle. Guardò fisso davanti, quindi si voltò. Marika gli puntò contro un paio di occhi scurissimi, quasi feroci.
«L’hai ucciso, vero?»
«Chi?»
Anziché rispondere, la ragazza disse…
«Pagherai per questo. Giuro che pagherai…»
Puntò nuovamente l’arma. All’improvviso uno sciame di cavallette si materializzò nelle immediate vicinanze. Lo sciame si lanciò verso la ragazza, inviluppandola da capo a piedi. Marika gridò e Rudi cercò di liberarla. Ma subito dopo sparì assieme allo sciame.

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