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[¯|¯] Arte e Scienza: un matrimonio sotto la minaccia di un fucile? (versione definitiva)

Gennaio 26th, 2020 | by Marcello Colozzo |

arte,scienza,matematica


May God us keep
from single vision and Newton's sleep


William Blake

Il metodo galileiano. Oggettività e soggettività. Riduzionismo e olismo

Apriamo questo articolo con un brano di un libro di Richard Feynmann.

Ho un amico artista, e non sempre sono d'accordo con le sue opinioni. Magari prende in mano un fiore e dice: «Guarda com'è bello!» e sono d'accordo. Poi aggiunge: «Io, in quanto artista, riesco a vedere com'è bello un fiore. Voialtri scienziati lo fate a pezzi, e diventa noioso». E io penso che sragioni.
Prima di tutto la bellezza che vede lui è a disposizione di tutti gli altri - anche mia. Forse non avrò la sua estetica raffinata, ma so apprezzare la bellezza di un fiore. Per di più vedo nel fiore qualcosa, anzi molto, che lui non riesce a vedere: posso immaginare le cellule, anch'esse con una loro bellezza. La bellezza non si ferma alla dimensione dei centimetri, ma si trova anche su scale più piccole.
Pensate alle azioni complesse delle cellule, e ad altri processi. Il fatto che i colori del fiore si siano evoluti per richiamare gli insetti impollinatori, per esempio, è interessante, significa che gli insetti vedono i colori. E viene da chiedersi: possiamo ritrovare il senso estetico dell'uomo anche in forme inferiori di vita? Molte domande affascinanti nascono dal sapere scientifico: questo può soltanto accrescere il senso di meraviglia, di mistero, di rispetto che si prova davanti a un fiore. Accrescere soltanto. Non capisco come e che cosa potrebbe diminuire.

La bellezza a cui si riferisce Feynman nel brano citato, è intrinsecamente differente da quella percepita dall'artista giacché quest'ultima è immediata nel senso che è percepibile da chiunque. Per essere più specifici, Feynman allude alla bellezza degli schemi astratti quali forme soggiacenti a un qualunque processo del mondo fenomenico. I nostri limitati sensi non riescono a catturare tali forme se non attraverso uno speciale paradigma che in'ultima istanza è quello scientifico, ovvero implementato dal metodo galileiano. Inoltre, una bellezza di tipo estetico non è oggettivabile: in linea di principio, artisti diversi percepiscono differenti forme di bellezze. Si pensi a due pittori che dipingono lo stesso paesaggio: il risultato sarà sicuramente diverso, in quanto ciascun artista ricostruisce la realtà esterna in base alle proprie emozioni.

Di contro, il metodo galileiano esige una ricostruzione oggettiva della realtà fenomenica. Ciò costituisce una condizione necessaria anzi, una vera e propria necessità logica: se si vuole un "quadro" della realtà che sia indipendente dall'osservatore, tutto ciò che rientra nella cosiddetta soggettività, deve essere escluso dall'indagine scientifica [1]
Tale argomentazione giustifica le perplessità dell'amico artista di Feynman sul procedimento analitico che caratterizza il metodo scientifico. Inoltre, tale procedimento è riduzionistico: un qualunque processo che caratterizza un sistema dinamico (vivente o non) può essere compreso solo se si conosce il comportamento dei suoi costituenti elementari. Al contrario, l’apprezzamento della bellezza nel senso artistico del termine, può essere afferrata in modalità olistica ovvero non riduzionistica. Ad esempio, la bellezza di un tramonto è essenzialmente dovuta, per così dire, a un gioco di colori. Diversamente, per un fisico la predetta bellezza è il risultato di un gioco di lunghezze d’onda e dei conseguenti processi di diffusione della luce dovuti all’interazione con l’atmosfera.

Questo è solo un estratto. L'articolo completo può essere letto sul sito web della Rivista letteraria La Recherche al seguente link.

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