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[¯|¯] La scomparsa di Majorana secondo Leonardo Sciascia

febbraio 2nd, 2018 | by Marcello Colozzo |

ettore majorana,Leonardo Sciascia,Friedrich Dürrenmatt


Brano tratto dalla postfazione del libro di Leonardo Sciascia La scomparsa di Majorana

Dove la verità possa condurre, è forse cosa che turba lo scienziato? L'impulso della ricerca che muove la coscienza di Galilei viene rappresentato da Brecht come un fenomeno sociale che l o guida su un terreno pericoloso. Nell'ambivalenza del suo conflitto - rifiutare o adattarsi - che lo condusse ad optare per una scienza specializzata e strettamente delimitata, è già presente l'interrogativo che Leonardo Sciascia propone come quello della tormentata coscienza di Majorana. Il problema della responsabilità dello scienziato e dei suoli limiti ha già raggiunto l'importanza di un nuovo genere letterario. La letteratura tedesca lo definisce "Physikerdrama".








Der Physiker di Friedrich Dürrenmatt, scritto nel 1962, può rappresentare esemplarmente molte altre opere teatrali di contenuto analogo e assumere funzione emblematica che decenni prima, negli anni della scoperta della scissione dell'atomo, aveva esercitato il Galileo di Brecht. Il fisico Möbius, nel dramma di Durrenmatt, rinnega la sua scienza, perché essa può nuocere all'umanità: «Siamo giunti, nella nostra scienza, ai confini dello scibile... Abbiamo raggiunto il traguardo del nostro cammino. Ma l'umanità non c'è ancora arrivata... La nostra scienza è diventata tremenda, la nostra ricerca pericolosa, la nostra conoscenza mortale. Non resta per noi fisici che la capitolazione di fronte alla realtà... Dobbiamo rinnegare la scienza, e io l'ho rinnegata. Non c'è nessun'altra soluzione, e nemmeno per voi».

Questo rinnegare un sapere già acquisito, la scelta di un singolo, la decisione di un uomo solitario, vengono recitati su una scena che rappresenta un manicomio. Entro le sue mura i fisici, che vengono creduti folli perché hanno dichiarato la pzzia per sottrarsi al potere politico del mondo esterno, si credono liberi e innocenti. «Pazzi, ma saggi, prigionieri, ma liberi, fisici, ma innocenti». Per sfuggire alla prigione, scelgono il manicomio. La loro simulata follia diventa realtà, la frattura della rolo realtà si rispecchia nel gioco inutile dell'esistenza simulata. Nel campo metaforico, in cui sono trasposte le fasi e le forme della rappresentazione del conflitto tra ricerca di nuove verità sempre più avanzate e rinuncia alla scienza, sono presenti quali elementi costanti i segni che delimitano quella diversa, "libera" zona della vita, che i "normali" identificano con la pazzia.

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