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[¯|¯] L'universo è una macchina che produce dei?

novembre 11th, 2017 | by Marcello Colozzo |

tre mondi, roger penrose,neoplatonismo
Fig. 1. I tre mondi di Roger Penrose. Immagine tratta da questo sito web

Un titolo alternativo per questo post, potrebbe essere: La struttura della mente riflette la struttura dell'universo.

Andando oltre la dicotomia neopositivismo/neoplatonismo. Il primo è una corrente filosofica secondo cui il termine verità si riferisce a ciò che è sperimentalmente verificabile. Tale asserzione venne in un certo senso confutata da Bertrand Russel, il quale osservò che il predetto principio non è sperimentalmente verificabile, onde la sua non veridicità all'interno del paradigma del neopositivismo.

Il neoplatonismo, invece, si muove sul versante opposto, conferendo - in particolare - un'esistenza oggettiva agli enti matematici. Un personaggio di spicco fu K. Gödel che per ironia della sorte operò proprio in seno al famoso Circolo di Vienna. Matematici più recenti che aderiscono a tale corrente filosofica sono R. Penrsoe e Rudy Rucker
La figura 1 illustra molto bene le idee di Penrose, circa l'esistenza degli oggetti matematici.

Ciò premesso, in queste ultime settimane sta girando sui social il titolo di un libro, secondo cui Homo Sapiens sarebbe una sorta di esperimento genetico condotto da una specie di divinità aliena. L'argomento fa ridere anche perché non ricalca nemmeno i temi della fantascienza, e in tal senso è preferibile leggere L'ultima domanda, un racconto breve di Isaac Asimov, che esibisce notevoli ricadute a livello epistemologico. Viene infatti discusso il secondo principio della termodinamica in un modo davvero originale, e che al contempo suggerisce un nuovo modello di universo, non contemplato dalla Cosmolodia standard (hot big-bang).
Al contrario, il libro sugli alieni innesca il regresso all'infinito, poiché alla fine ci si chiede (in senso metaforico): "da dove sono sbucati gli alieni?"








Alcune considerazioni: la nostra percezione implementa inevitabilmente il principio di causalità, poichè tentiamo a tutti i costi di "ricostruire" lo scheletro causale dell'universo, ricercando cause ovunque. Tuttavia, esistono processi fisici che sembrano acausali come, ad esempio, le transizioni elettroniche negli atomi. Detto in altro modo, a scala submicroscopica regna l'indeterminismo che ci permette di assegnare solo probabilità affinché un dato processo avvenga. Attualmente l'universo è un sistema fisico macroscopico, ma ci fu un tempo in cui aveva dimensioni submicroscopiche per cui potrebbe non avere senso ricercarne la causa. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di considerare un sistema che produce strutture che progressivamente acquisiscono consapevolezza. Precisamente:

  1. Modelli cosmologici di Friedmann. L'AC Cosmico descritto nel racconto di Asimov citato più sopra, risponderebbe "modello insufficiente". Ciò perchè i modelli cosmologici di Friedmann-Robertson-Walker descrivono un universo "vuoto", o meglio omogeneo ed istropo (anche localmente e non solo a larga scala, come l'universo attuale). Bisogna aggiungere "qualcosa": fluttuazioni di densità del plasma primordiale che, uscendo dal flusso di Hubble, si sono espanse producendo le strutture gravitazionali che oggi osserviamo (Teoria di Jeans).
  2. Le predette strutture gravitazionali prodotte in uno scenario top bottom si sono frammentate dando luogo a partire dagli ammassi di galassie a strutture "più piccole", tra cui stelle che sono poi esplose in supernovae producendo elementi chimici, come ad esempio il Carbonio, fondamentale per la vita
  3. Metaforicamente parlando, esiste una sorta di "programmazione" nota come Principio Antropico: le costanti fisiche fondamentali (costante gravitazionale, carica elettrica dell'elettrone, etc.) devono avere valori rigorosamente precisi affinché possa aver luogo il fenomeno vita.
  4. Il principio Antropico suggerisce: la realtà genera un osservatore. Questo principio è complementare al paradosso della misura in meccanica quantistica secondo cui la realtà sembrerebbe essere in parte creata dall'osservatore. Ciò implica che alla fin fine, realtà e osservatore sono aspetti differenti del medesimo oggetto: un universo auto-consapevole
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